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martedì 6 marzo 2012

l ' origine della musica







                                L' origine della musica 


Il problema della determinazione dell'epoca che ha visto nascere la musica è ovviamente connesso con la definizione di musica che si sceglie di adottare. Mentre, infatti, per avere un sistema teorico di organizzazione dei suoni, collegato a precisi riferimenti estetici, dobbiamo attendere l'antica Grecia, per la prima comparsa di singoli ingredienti, come la produzione volontaria, anche tramite strumenti, di suoni da parte dell'uomo, dobbiamo risalire al paleolitico.
Alcune testimonianze in questo senso possono essere dedotte da numerosi ritrovamenti in osso e in pietra interpretati come strumenti musicali. Tali sono, ad esempio, gli zufoli magdaleniani di Roc de Mercamps, o i litofoni neolitici scoperti nelle vicinanze di Dalat (Vietnam).
In mancanza di testimonianze dirette o mediate, qualche ipotesi sulla forma che assumeva la musica primitiva può anche essere dedotta dall'osservazione di popoli il cui stadio di sviluppo è ancora simile a quello delle culture preistoriche ad esempio gli indios brasiliani, gli australiani aborigeni, alcune popolazioni africane.
Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: magari per imitare battendo le mani o i piedi il cuore che batte, il ritmo cadenzato dei piedi in corsa, o del galoppo; o magari alterando, per gioco e per noia, le fonazioni spontanee durante un lavoro faticoso e monotono, come per esempio il pestare il grano raccolto per farne farina, o il chinarsi per raccogliere piante e semi, ecc. Per questi motivi, e per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante di tamburo.
Tra gli strumenti più antichi ritrovati vi è infatti il tamburo a fessura, un cilindro cavo, con una fessura longitudinale lungo la superficie esterna, che veniva suonato percuotendolo con le bacchette sulla fessura stessa. Le versioni più antiche e primitive ritrovate consistono in un tronco cavo, privo di fessura ma appoggiato trasversalmente sopra una buca nel terreno, che forse veniva suonato dai suonatori percuotendolo con i piedi mentre stavano in piedi su di esso.

la colonna sonora nei spot


La colonna sonora negli spot
Il rapporto musica – immagine negli  spot è leggermente diverso da
quello che troviamo nel cinema.
¾ Spot a fine commerciale  = qui la musica ha lo scopo di attirare
l’attenzione, facilitare il ricordo dell’oggetto presentato, tramite
jingle orecchiabili che ripetono il nome del prodotto.
Osservando approfonditamente possiamo vedere che lo scopo delle
immagini è solo quello di presentare il prodotto, ma tutta la parte
pubblicitaria in sé è affidata alla componente audio, e specialmente
ai dialoghi e alla musica.
¾ Pubblicità sociale = la pubblicità sociale è un campo particolare,
estremamente delicato, in cui vengono sfruttati codici operanti a
livello grafo-visivo.L’aspetto
immagine si può scomporre in due componenti:
- Il livello iconico =  modalità attraverso cui viene presentato
il filmato.
- Il  livello figurativo = presenza della macchina da presa,
dell’ elemento  fondamentale di questo tipo
di spot.
Analizzando gli elementi audio di uno spot sociale possiamo notare
generalmente un’assenza di commento esplicitato verbalmente lungo la
durata dello spot, ed un suo presentarsi nell’ultima parte, a ribadire la
finalità del messaggio in questione. Il  contenuto informativo sonoro,
invece, è inversamente proporzionale  a quello della parte video, quindi,
profondamente eloquente. A dimostrazione di ciò l’unico sottofondo è, di
solito, una musica che identifica il genere di immagini che scorrono sullo
schermo, una musica che viene accompagnata dalla colonna degli effetti
sonori, concernenti l’argomento che viene trattato.
Prendendo come esempio lo spot “Ho bisogno di te”, (periodo della
guerra in Ex Jugoslavia), noteremo che le immagini sono completamente
silenti, non vi è commento parlato, solo un accompagnamento musicale
che identifica la campagna, soggetto dell’immagine, e che viene affiancato
da un ritmare cadenzato di tamburi e rumori realistici di spari, oppure da
un silenzio quanto mai eloquente. L’impressione generale che ne emerge è
di estrema sobrietà e particolare compostezza. 
Il sonoro risolve il proprio compito nel lasciare spazio all’immagine,
completandone il senso con i rumori bellici o sottolineandole i tratti: lo
slogan “Ho bisogno di te”, unica frase parlata presente nel filmato. 
In questo tipo di spot emerge un aspetto paradossale del sonoro, ossia il
silenzio comunicativo. Questo  agisce in tre campi: prima di tutto
manifesta il nulla, lascia percepire una mancanza; è l’assurdità della guerra
in quanto negazione della vita, la mancanza di pace, di diritti violati; è la
solitudine, frutto della guerra, e che la società aiuta a costruire. Il silenzio,
però, è anche cenno di intesa tra spettatore e spot, è un mezzo che
favorisce la disposizione all’ascolto, permette a chi guarda di vedere
meglio, perché non copre il rumore degli spari, non nasconde niente, è il
silenzio di ascolto.
Il silenzio può essere considerato un meta – linguaggio che si trasforma
in qualcosa di concreto: l’imbarazzo del dire, non c’è possibilità di
commentare le immagini che vediamo, la parola non ha termini adeguati,
quindi tacere è il modo migliore di esprimere un giudizio o un commento.
Possiamo quindi concludere che nella costruzione di un filmato l’aspetto
sonoro si affianca a quello visivo, e  non  necessariamente deve essere
considerato come gerarchicamente di secondo piano.

Il video Musicale


                                                    Il video musicale

Possiamo considerare il video musicale una breve parentesi all’interno di un genere in cui la colonna sonora ha un’apparenza primaria.

Il tutto iniziò negli anni sessanta e si concretizzò negli anni settanta per iniziativa di etichette indipendenti e registi appassionati di rock. Nacquero in questo modo i primi video

commerciali dei Queen e di altri che provocarono un effetto straordinario sulle vendite dei dischi. La maggiore diffusione si ebbe nel 1981 e il modello del video musicale influenzò
anche la tecnica dello spot pubblicitario, soprattutto nella componente di estrema varietà di genere, rapporto con grafica, moda, sofisticazione del montaggio.
Il video musicale è il massimo esempio di come sia possibile ottenere una sequenza piacevole ed esteticamente scorrevole con una serie di immagini e scene che, di partenza, sono razionalmente slegate, se non discordanti fra loro.


Relazione tra musica e cinema


Musica e cinema sono due arti che sempre sono state strettamente legate fra loro. Andando a considerare la nascita del cinema, ad esempio, possiamo vedere quanto, soprattutto in un primo periodo, la musica fosse fondamentale, poiché l’esclusione della parola (epoca del film muto) le richiedeva di assolvere ad alcune sue funzioni, quali il rafforzare emotivamente e accompagnarne il processo del discorso interiore.
Secondo il parere della maggior parte dei critici, la musica fu introdotta per rimediare ad un lato spiacevole del film: la semplice riproduzione muta di sequenze di immagini in cui uomini si muovevano silenziosamente sullo schermo. Dalla sua comparsa come muto ad oggi, il genere cinematografico ha avuto un’evoluzione esponenziale, ed il suono ha modificato la sua posizione. La parte musicale non deve imporre su di sé l’attenzione, ma essere di orchestrazione semplice, lineare e godibile, e, soprattutto, quasi di secondo piano, anche nei film musicali. In essi non c’è una dominanza della musica sull’ immagine, bensì “le frasi visive si fondono con quelle melodiche, i ritmi si combinano tra loro, compenetrandosi e completandosi con grande precisione e simultaneità”. Ho scritto “la parte musicale deve essere quasi di secondo” piano perché per quanto l’aspetto musicale non debba sovrastare le immagini, nemmeno deve esserne totalmente assente: un film senza accompagnamento sembrerebbe veramente povero e non l’attenzione attirerebbe molto.

martedì 22 novembre 2011

Il Jazz


Il Jazz


La storia del jazz, come quella di molti altri generi musicali popolari, soprattutto quelli che affondano le loro radici nella tradizione degli schiavi afroamericani (primo fra tutti il blues), è assai povera di documenti e riferimenti, in special modo per quanto riguarda le origini e i primi anni.
Le prime fonti orali sulla nascita del jazz a New Orleans risalgono ai primi anni del XX secolomentre le prime fonti scritte al decennio successivo. il jazz fu creato dagli africani deportati negliStati Uniti e schiavizzati, che cantavano per alleggerire il lavoro. Il genere si sviluppò in modo esponenziale tra il 1915 e il 1940, diventando la musica da ballo dominante tra il 1930 e il 1940, anni in cui i brani delle big band si trovavano regolarmente ai primi posti delle classifiche. A questo periodo seguirono diversi decenni in cui il jazz si caratterizzò in maniera crescente come una musica d'arte, tipicamente afroamericana. Nel frattempo il pubblico statunitense del jazz si assottigliò, mentre la musica destava un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo.
Questa tendenza, iniziata col movimento bebop nel 1945, raggiunse l'apice negli anni sessantacon il movimento free jazz, che mirava all'emancipazione totale del musicista.
Seguì un periodo di involuzione e di marginalizzazione che terminò negli anni ottanta, durante i quali una generazione di giovani musicisti infuse nuova vita perseguendo diverse tendenze anche in assenza di uno stile dominante: nacquero così diverse scuole di jazz europeo, uno stile main stream, che faceva riferimento al periodo post boppistico degli anni cinquanta, e diverse contaminazioni che proseguivano l'esperienza fusion arrivando ad uno stile che viene detto acid jazz o che guardavano con interesse a tradizioni musicali etniche in direzione della world music.
Anche l'industria discografica tornò ad interessarsi delle sonorità del jazz - se non della sua estetica - promuovendo vari artisti specialisti dismooth jazz, un tipo di jazz estremamente alleggerito.